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Parashàt Tzav

Ogni giovedì Zeraim propone un pensiero sulla parashà della settimana a cura del direttore dell’Area Cultura e Formazione rav Roberto Della Rocca. Troverete qui anche il testo della parashà (il brano della Torà che si legge ogni sabato), insieme a interessanti materiali di approfondimento.

In questa pagina troverai anche la rubrica a cura di Micol Nahon “Horìm Uvanìm”, “Genitori e figli”, dedicato proprio allo studio di genitori e figli sullo stesso brano: un video da ascoltare e un racconto da leggere arricchito di midrashìm, seguìto da alcune domande per discutere e riflettere insieme.

La pagina ospita anche due rubriche kids e alcune pagine scelte da “La mia Torah”, le parashòt spiegate ai ragazzi, a cura di Anna Coen e Mirna Dell’Ariccia.

Shabbat Tzav 5782

Nell’indicarci le modalità dei sacrifici  da compiere nel Santuario, la Torah (Vaykrà, 2; 17) ci vieta di  accompagnare le offerte con il chametz, sostanze lievitate. Colui che porta un sacrificio deve identificarsi con la matzah, farina non lievitata, simbolo di purezza e di umiltà contrapposta al chametz che, viceversa, rappresenta arroganza e superbia. A questa disposizione vi sono tuttavia due clamorose eccezioni: il sacrificio di ringraziamento – sostituito oggi senza un Santuario operante dalla Birkàt ha Gomèl (lo scampato pericolo) – e l’offerta delle primizie nella festa di Shavuòt, che prevedono entrambe la compresenza del chametz. Come se in queste due situazioni potessimo consentirci un po’ di inorgoglimento, rappresentato dal chametz,  per essere scampati a un pericolo e per ricevere la Torah. Ma Shavuòt è anche  la festa che viene immediatamente dopo Pesakh nella quale ci è consentito di portare il nostro chametz, da poco bandito, e comunque solo dopo che siamo stati in grado di introiettare e di gioire della nostra matzah. In verità la matzah non è altro che la dimensione embrionale del chametz, e ogni chametz è una potenziale matzah che ha indugiato troppo. Una differenza che, come il nostro ebraismo, si misura tra impegno operoso e disimpegno passivo. Dal giorno dopo Purìm iniziamo a prepararci a  Pesakh , il tempo più adatto per la solerzia.

Rav Dott. Roberto Della Rocca