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Parashàt Mishpatim

Ogni giovedì Zeraim propone un pensiero sulla parashà della settimana a cura del direttore dell’Area Cultura e Formazione rav Roberto Della Rocca. Troverete qui anche il testo della parashà (il brano della Torà che si legge ogni sabato), insieme a interessanti materiali di approfondimento.

In questa pagina troverai anche la rubrica a cura di Micol Nahon “Horìm Uvanìm”, “Genitori e figli”, dedicato proprio allo studio di genitori e figli sullo stesso brano: un video da ascoltare e un racconto da leggere arricchito di midrashìm, seguìto da alcune domande per discutere e riflettere insieme.

La pagina ospita anche due rubriche kids e alcune pagine scelte da “La mia Torah”, le parashòt spiegate ai ragazzi, a cura di Anna Coen e Mirna Dell’Ariccia.

Shabbat Mishpatìm 5782

Un ebreo che desidera rinunciare alla libertà e preferisce rimanere assoggettato all’autorità di un padrone deve essere sottoposto, secondo la Torà (Shemòt, 21; 6), a un formale rito di legittimazione  della sua schiavitù. Il padrone dovrà condurre il suo sottomesso davanti a un Tribunale, avvicinarlo a una porta e a uno stipite e perforargli l’orecchio con un punteruolo. L’esegesi rabbinica indica nella porta la metafora della libertà poiché su di essa gli ebrei aspersero il sangue del sacrificio di Pesakh la notte prima di uscire dall’Egitto, mentre l’orecchio, che sul monte Sinai ha udito parole di libertà, merita di essere perforato perché questo ebreo preferisce essere schiavo di un altro uomo piuttosto che del vero Padrone del mondo che lo ha liberato. L’ orecchio è uno dei pochi organi del nostro corpo che altri possono vedere ma che noi stessi non riusciamo a guardare.

Non è forse questa una delle dimensioni più paradossali di alcune forme di schiavitù e di sudditanza psicologica di cui spesso altri si rendono conto eccetto colui che le vive direttamente?

Rav Dott. Roberto Della Rocca